Ri-progettare il Futuro

Niente nella vita va temuto: dev’essere solamente compreso. [Marie Curie]

Salve a tutti, non è male sentirsi nella condizione di benessere che permette una ri-progettazione del proprio futuro alla luce delle vissute esperienze; orbene nel mio caso che non ritengo essere isolato è proprio cosi! In primo luogo ciò è riconducibile a convincimenti di natura intima che si delineano e si concretizzano grazie all’attraversamento di certe esperienze che essendo  forti e intrise di riflessioni, mettono a dura  prova, spesso rimuovendo degli equilibri consolidati. L’esperienza di natura oncologica è una di queste. L’attraversamento di queste patologie e la nuova consapevolezza del valore della vita, spesso schiudono il nuovo concetto del Sè, che modificato, trasporta in superficie la neonata condizione dell’essere.

Si potrebbe sostenere che, in fondo in fondo quando le cose vanno per il verso giusto in termini di ripresa, è  facile parlar cosi; forse c’è del vero in questa considerazione, ma posso assicurare che la precarietà e la nuova consapevolezza sono e saranno i futuri compagni di viaggio della popria esistenza. A mio avviso, non dovrà più spaventare tale condizione, bensì essere ricollocata al posto giusto nella gerarchia delle proprie priorità, favorendo cosi il riordino continuo delle stesse. Buona lettura e soprattutto buon ascolto.

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Attraversare le esperenze di vita, proprie ed altrui.

Buongiorno a voi, con la consueta periodicità mi ripresento fortificato nel concetto di speranza e con non poche difficoltà, faccio un breve narrazione della mia vicenda. Non più tardi di novembre 2020 a seguito di una occasionale verifica del proprio stato di salute, ho scoperto avere una patologia oncologica di tipo gastrico, inutile dire che si è aperto un universo di paure e di incertezze che a tutt’oggi hanno contribuito alla formazione di un mio nuovo pensiero sulla casualità e sulla personale convinzione che non siamo padroni neanche di un secondo della nostra esistenza, bensì dobbiamo solo essere “custodi attenti” della stessa. E’ un passaggio importantissimo che ti forgia in una nuova prospettiva  dell’essere,  dove ogni cosa indipendentemente dal suo peso attribuito, assume una connotazione di relatività. Per mia fortuna e di sicuro grazie ad una mano invisibile, mi sono avviato speranzoso sul percorso che tuttora sto attraversando tra terapie specifiche ed intervento chirurgico. Ancora oggi, sono alle prese con queste paure e con la consapevolezza della precarietà come elemento “accolto” nella mia vita. Confido nella speranza, e la coltivo a prescindere, ben consapevole di altri aspetti che ho finalmente rimosso dal mio bagaglio del . Concludo ribadendo una nuova concezione che si è posta come il motore della mia attenzione che consta nel maggior ed incondizionato rispetto per la VITA in qualunque forma manifesta, essa è sempre degna di essere ossequiata e riverita.

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La continuità ed il benessere

Salve a tutti, dopo la fase del lockdown anche l’Italia s’è desta. La prima impressione è quella di essere usciti da un tunnel che sembrava più lungo ed anche più denso di limitazioni e vincoli. Ma si sà quello italiano è uno spirito adattivo oltre ad essere da sempre considerato combattivo e spesso anche fortunato, nei limiti della possibilità.

Tutto fa ben sperare; riprendersi in un contesto che seppur difficile, per l’italianietà  intesa come  appartenenza ad una società flessibile e creativa a dir poco è una sfida con i propri limiti personali e collettivi. L’augurio resta quello di non produrre come sostiene il “C.M. Cipolla” nel suo trattato sulle leggi della stupidità, una esclusiva condizione di danno a se e ad altri, indicatore primario di una condizione che necessariamente dobbiamo, anche se a fatica…allontanare, nell’interesse della contemporaneità e del futuro delle nuove generazioni.

 

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Condivido Una presentazione di interesse specifico

Salve, in questo particolare momento di quarantena forzata a causa delle note vicende della pandemia legata al COVID 19, in molti hanno reso attuale la presentazione di servizi mirati alla didattica ed alla informazione. Il mio obiettivo è  contribuire a modo mio, in questo caso  nella scelta di valutare sistemi di sicurezza a partire dalle porte blindate che a me sembra essere un imminente “ottimo motivo” di maggor sicurezza personale e familiare. In questi momenti non è cosa di poco conto.

Una azienda piacentina mi ha particolarmente sorpreso per la adozione di sistemi di sicurezza e ritengo di processo, che in termini di rapporto qualità/dettagli, sembrano notevolmente convenienti. Uno sguardo per valutare rende bene l’idea.

Una dettagliata presentazione a cura del product manager della ditta. (Durata circa 50 ninuti) se la gradisci puoi fare click oppure copia ed incolla da qui: click e.. Buona visione

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Prepararsi alla quotidianietà

Salve, chi non muore si rivede, recita un vecchio andante. Ogni tanto mi rifaccio vivo, è una mia caratteristica la discontinuità. Impegnato con la migliore e più coerente comprensione di se stessi, cerco di volermi bene, una impegnativa e non facile attività. Procurarsi qualche beneficio dal profondo SE’ non è da poco. Conoscersi per accettarsi e accettare ciò che ti si presenta in larga parte è un processo di consapevolezza interiore che è sempre più dinamico, al punto da rasentare (a mio avviso) la discontinuità con un modus vivendi che è tipico di ogni età. Non siamo mai le stesse persone, anche rispetto al giorno prima. Sto maturando grido forte a me stesso, e mi accorgo che la tipologia degli errori miei è diversa,  poche volte mi ripeto nel compimento dello stesso errore. Pur essendo questo una costante. Ahimè se cosi non fosse avrei una esistenza piena di certezze e con essa il gusto del vivere evaporerebbe. Riflettete…! Se non avessimo dubbi come punto di partenza nella nostra quotidianità, che miserabile vita sarebbe?

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L’analfabetismo funzionale.

Buona giornata e buona lettura, riprendo la pubblicazione di un nuovo argomento che a mio avviso merita la giusta attenzione. La questione dell’analfabetismo funzionale, innazitutto vediamo la accurata definizione di tale termine. Il passaggio successivo è l’ambito di applicazione nel quale sempre di più si riscontra questo notevole disagio.

Il 24 gennaio 2018 il dott.Franco DiMare (giornalista della testata RAI1 ) nella sua quotidiana rubrica “sarò Franco” ne traccia i contorni e rende egregiamente l’idea di ciò a cui mi riferisco. Per gli appassionati lettori riporto il link specifico . (bisogna registrarsi per fruire del contenuto) Va da se che la “sudditanza” tipica delle frangie di popolazione sottomesse, in ogni strato sociale e culturale, è e rimane terreno fertile per tali mostruosità.

Varrebbe la pena chiedersi nella parte finale di questo primo ventennio del XXI secolo, quali prospettive riserva un proliferare sregolato di tecnologie (massive), somministrate  senza il bilanciato supporto di una adeguata “memoria” storica e culturale.

Preso atto che l’informazione “regolata” spesso è carentemente e celebrativamente  somministrata  dagli agenti  della formazione, famiglia, media e scuola (in primis), il quesito che emerge, è : quale valenza formativa si veicola? Sperare che non ci  troviamo di fronte a gruppi di potere che non hanno nessun interesse concreto al benessere ed allo sviluppo della collettività, è il mio auspicio conclusivo da inguaribile ottimista.

 

 

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Disagio e Dintorni

Salve, con la redazione di questo articolo riprendo le pubblicazioni interrotte, e mentre sempre più mi convince l’idea che la decontestualizzazione è e rimane una grossa limitazione dell’integrazione  della persona, il costo del reinserimento e con esso, ogni forma di accettazione degli “altrui” modus vivendi (schemi sociali) secondo me è a continuo detrimento della propria ed altrui visione del mondo. I recenti fatti di Parigi legati al terrorismo, sono una prova della diffusione di schemi alterati che traendo origine dalla sacrosanta idea di libertà d’espressione, non tiene contezza del disagio che ciò possa attivare nelle altrui sensibilità. Il Santo Padre Francesco, ha sintetizzato molto bene il senso della questione con la metafora della offesa al proprio genitore, e la conseguente azione che questo possa innescare. L’arte dell’equilibrio dovrebbe favorire  e talvolta imporre  poche ma basilari regole del vivere sociale a partire dal rispetto reciproco e con questo l’idea del “limite” da non oltrepassare mai; pena il disordine comunicativo e le imprevedibili conseguenze, specie in certi ambiti culturali, fecondi portatori di diversità.

Ogni persona è un universo di azione e contradizione in quanto ella stessa è sconosciuta ed imprevedibile in gran parte; non dovrebbe sorprendere che oggi più che mai in una società complessa come quella attuale, un cocktail di stili di vita è la base di variegate formule del vivere alle quali si associano sempre di più comportamenti collettivi omogenei (vedi mode e usi comuni, euforie collettive sportive e non) per cui chi è fuori è out, e spesso rimane solo la certezza della propria diversità che se non affonda le radici nella solidità dell’ autostima, anch’essa potrà sfociare nei dintorni del disagio.

Cosa fare a questo punto? La risposta a questa domanda io la fornisco come sempre  a mio modo,  a partire dal semplice ragionamento che spesso avvio nel processo mentale cui mi confronto ogni qualvolta mi trovo di fronte a certe scelte di vita. La partenza è costituita dai miei valori profondi, che elevati al rango di “piloti” dovranno guidare le scelte operative e tenere a bada i possibili risentimenti; le rinuncie non mancano, e la consapevolezza del loro costo mi rende meno amaro e gravoso  l’intero percorso che prevedo per quella specifica scelta.

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Perseveranza e risultati

Buon giorno a tutti, il titolo di quest’ articolo è tutt’altro che banale, a partire dalla sua semplice definizione, la perseveranza promette innanzitutto l’impegno nel proprio credo e subito dopo un atteggiamento che a volte potrebbe essere interpretato, dall’osservatore esterno,  come rigido e poco flessibile, nel senso del “suo” potenziale di cambiamento.

Ma ahimè, non è sempre così.

La mia personale esperienza a questo proposito potrebbe ben prestarsi a questa prima considerazione, riferita alla scarsa mobilità dell’azione nella direzione del cambiamento.

Il racconto della mia scelta di vita professionale fatta circa 40 anni fa, in relazione ai risultati fin qui ottenuti, orientati ancora alla proposta della propria disponibilità,esprimono in modo inequivocabile un percorso a dir poco deludente e passatemi il termine… fino alla testardaggine (per l’osservatore esterno). Ma permettetemi di affermare che le scelte fondamentali della propria esistenza, ognuno le attua in funzione del proprio sistema di valori e soprattutto non sempre saranno condivisibili con il contesto che evolve sui binari dei luoghi comuni (fare soldi, fare impresa, creare e rimanere il segno, ecc…)

Cosa rende allora vivido ed evergreen la continua ricerca del proprio fare?

Alcuni potrebbero pensare ad una caratteristica come l’irrequietezza, altri la paura dello spegnersi degli entusiasmi, altri ancora  un perenne desiderio di affermazione, oppure  ancora difetti di autostima, e cosi via dicendo. Io invece, penso ad una sola condizione prioritaria, ovverosia: la fanciullezza intesa come il piacere di ritrovarsi in una permanente età, eterna scintilla del divino.

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Donare & Regalare

fontana-acqua-siccitc3a0 (1)Buona giornata, ormai avrete notato una “costante” nell’aggiornamento di questo Blog, ovverosia, la “non” regolarità. Bene anche questa risulta essere una caratteristica del sottoscritto, come precedentemente accennato, ritengo che con un limite “proprio”, si debba puntare a non ostacolarlo bensì a conviverci rendendolo meno frustrante, quindi saperci andare a braccetto perchè fa parte della natura del “se”, come il colore degli occhi e/o quello dei capelli. (questa non è …a paura mia). Ritornando sulla questione di merito, innanzitutto “definire” le due espressioni secondo il vocabolario della lingua Italiana, è essenziale; il link ad ognuno di esse, rende bene l’idea. Vorrei qui aprire una riflessione partendo dai miei intimi convincimenti, per esempio quando “sostengo” di volermi, oppure voler fare un omaggio, pensando ad un regalo, il “mio” pensiero associa questa azione ad una emozione derivante dalla scelta di un “oggetto” avendo forma e sostanza specifica a cui associare una aspettativa di gratificazione da parte del ricevente. Se quest’ultima non perviene, resto abbastanza amareggiato, ponendomi i vari interrogativi a partire dalla pertinenza per transitare sulla natura del “gusto”, e magari concludere con la decisione, della mia autoapprovazione o no, per quella determinata scelta. Sintetizzando posso affermare con me stesso che il “regalo” ogni qualvolta lo faccio, è un po il modo per appagarmi e così riempire qualche vuoto di gratificazione. Cosa molto diversa (emotivamente) avverto per il “dono“, anche se come avrete notato siano “sinonimi” sul piano “linguistico”. In primo luogo, quando decido quest’azione, il pensiero non ricorre quasi mai ad un “oggetto” definito, bensì esclusivamente “al proprio” sentimento di gratificazione, tipico dell’amore; di cui quello materno ne rappresenta,a mio avviso, il più alto modo di esprimerlo, ovverosia << Il Piacere di dare senza la pretesa di ricevere >> è soprattutto in questa dimensione che decido di assegnare all’azione specifica l’etichetta del “donare”;  è solo alla fine di questo processo emozionale, che percepisco un sereno e profondo disinteresse per alcun feed back di gratificazione. Cosa ne pensate voi?

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Reinventarsi… giorno per giorno.

– Lucio Dalla – Caruso se vuoi ascoltare il file musicale, clicca su di esso, “si apre una nuova scheda”, ritorna qui e ascolta leggendo
Buona giornata a voi tutti ed in particolare  al lettore di questo mio blog, sono trascorsi oltre 7 mesi dall’ultimo articolo qui pubblicato, era marzo. La voglia era assopita e cosi’ anche determinate spinte motivazionali. Si sa, non sempre si è di spirito giusto, ma questa è una pura limitazione che ognuno può, se vuole, rimodulare. La mia spinta questa volta l’ho raccolta da una breve conversazione durata circa una ora nella traversata aerea da Napoli a Nizza, fatta in ottobre, dove ho potuto fare la conoscenza di una persona che subito ho stimato. Padre Vincent Billot, un religioso francese, operativo in Afragola (Na) che rientrava a casa e subito pronto per la partenza in una nazione extraeuropea, l’India. Questa casualità dell’incontro non mi ha sorpreso perchè lo stimolo l’ho fornito io con la formulazione di una semplice domanda, alla quale è pervenuta la saggezza e la concretezza  della risposta. Ricordo di aver chiesto come si potesse ottenere (a suo avviso) la sensazione di “pace” ovverosia quello stato dell’io in una prevalente condizione di serenità interiore.

Che bello!!! ho appuntato questa sua definizione riportatami sul primo supporto utile, che mi ritrovavo sottomano, la boarding card; chiedendogli di scriverla di suo pugno… l’ha fatto. Ho conservato questo documento tra le mie cose care, e spesso quando ritengo di sorseggiarmi un po di saggezza, lo riprendo e me lo rileggo.  Aspetta…non aver fretta di sapere ! Devo comunque dire ancora una cosa, prima di farti questo dono . Padre Billot, nel donarmi questa definizione semplice, saggia ed efficacissima ha tenuto a precisare che quanto stava per dirmi era la sintesi di una esperienza di vita di un illustre suo collega, questa volta Ucraino, rettore o vice rettore di una famosa università, Lviv, << Leopoli>> il nome di quest’ultimo è padre Mickail , cosi è trascritto sul documento. Egli è un Cristiano  della confessione greco-ortodossa. La sintesi della risposta alla mia domanda, è semplice ed è meravigliosamente compattata in 5 parole, 3 articoli, 2 verbi.  Sei pronto per fare la sua conoscenza ? Bene! Punta qui. Spero che avrai compreso il perchè di questa mia forma introduttiva, dettagliata e lunga, è una modalità di ricercare l’incontro con essa, non in forma breve e ne tantomeno frettolosa, ma frutto di applicazione e impegno.

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